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Il fantastico mondo di Buskers Beer. Parte seconda

Torniamo a parlare delle birre, o meglio delle superbe etichette birrarie firmate Buskers Beer. Un mondo fantastico, popolato da strane e incantevoli creature, ognuna delle quali testimonia una diversa collaborazione. Impossibile non farsi stregare!

La mia passione per la birra artigianale è cosa nota. Il mio interesse per la comunicazione alimentare, che nel settore birrario si esplica soprattutto attraverso le labels, è un vicolo cieco dal quale mi è ormai impossibile tornare indietro. Se mi dovesse succede qualcosa sappi che ti ho voluto bene! Per fortuna, a furia di spulciare, ogni tanto spunta fuori qualcuno che mi dà ragione: il successo di un’attività brassicola è legato a doppio filo a due elementi, ossia qualità e immagine.

Ecco il “manifesto” di Buskers Beer:

“Noi di Buskers abbiamo cercato di caratterizzare anche le nostre bottiglie ponendo molta attenzione alle etichette. Tutto questo NON va a discapito dell’attenzione posta alla birra (la cosa più importante) ne a discapito del prezzo. Ci piaceva collaborare anche in questo caso. E ci siamo riusciti! Le prime etichette (opere) le ha realizzate per noi il bravissimo Felideus, artista Spagnolo.”

Quella di sopra suona tanto come una dichiarazione che assume le inspiegabili tinte di una scusa, secondo la strana idea – probabilmente tutta italiana- che realizzare belle etichette è solo una perdita di tempo, o peggio ancora sinonimo di birre mediocri e poco entusiasmanti. Perdonami, ma per quanto sia banale non riesco a vedere questo strano collegamento. La beer firm romana ci dimostra chiaramente che non è così.

Le etichette birrarie sono parte integrante dell’attività produttiva, ne costituiscono il diretto prolungamento.

Si tratta di parti dello stesso corpo, tra loro così intimamente legate che la mancanza di una comporta l’inefficienza dell’altra. Le etichette – l’immagine in generale – rappresentano il biglietto da visita presso il consumatore, e come tale devono incarnare in tutto e per tutto l’identità aziendale. Eppure l’argomento continua a far storcere il naso a non pochi aficionados. Dai, veramente date così poco valore ai vostri clienti da permettervi di presentarvi con vesti anonime e prive di carattere?

Nella prima parte dell’articolo ho menzionato solo alcune delle etichette firmate dall’artista spagnolo per Buskers Beer. E’ giunto il momento di far quadrare il cerchio. Vieni con me!

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Iniziamo con Dave, una Belgian Ipa da 6,4% abv, prodotta presso Birra del Borgo. Dave è l’otaria, la stessa maestosa figura animale che si esibisce in una prova di forza, con sommo piacere del pubblico dello spettacolo circense chiamato Buskers Beer.

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Double Jagger è ‘doppia’ di nome e di fatto. Si tratta infatti di una Double IPA (8,5% abv). Hai riconosciuto il personaggio in etichetta? A me sembra tanto Mick Jagger dei Rolling Stones. Alla fine scopro che questa birra è stata prodotta per la prima volta proprio il giorno del suo compleanno. Insomma, non è una coincidenza! Questa volta il birrificio ospitante è il laziale Free Lions.

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Belzebù è un nome che incute timore. Ma non ti preoccupare, non si tratta di una punizione infernale! Ciò non toglie che se si è utilizzato il nome del patron degli inferi un motivo c’è: “colpa” delle temperature “ardenti” che caratterizzano questa calda Eisbock da ben 9,9% abv.

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Il Birrificio Menaresta firma questa “mielosa” Ezekiel, una American Pale Ale da 5,9% abvprodotta con 3 luppoli in dry hopping. Ispirata al genio di Tarantino e al celebre versetto di Ezechiele, pronunciato da un “posseduto” Morgan Freeman in Pulp Fiction.

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California Uber Alles, 5,8% abv, California Common (Steam Beer). Prodotta presso Opperbacco, è uno stile molto particolare che coniuga lieviti da bassa fermentazione e temperature da alta.

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Nausicaa, Witbier da 4,5% abv, prodotta presso Birrificio Ducato. Una sensuale signorinella, di quelle che sapranno ammaliarti con le loro dolci carezze.

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Chiudiamo in bellezza con la BlaculaBlack IPA luppolata con Galaxy, Cascade e Citra. Il nome è quello dell’omonimo b-(blaxploitation)-movie. Il film era un horror, ma né la birra né tanto meno l’etichetta ci fanno paura. Vero? Questa volta gli impianti ospitanti sono quelli di Birra Perugia.

Si conclude così questo breve ma intenso viaggio in due tempi in compagnia di Buskers Beer. Non è certo un addio, ché questi artisti di strada hanno molto altro da raccontare. Speriamo allora di poterli vedere presto all’opera nelle nostre città!

La mia etichetta preferita? Non c’è dubbio: Belzebù! La tua invece? e le birre, ne hai provata qualcuna?

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