the chequers pub crawl oxford

Chequers: scacchi, monaci e fantasmi

The Chequers è la prima tappa del mio pub crawl per la città di Oxford.

Chequers è l’inizio di una difficile missione eloquentemente chiamata “pub crawl“. Ho pensato fosse doveroso approfittare della mia permanenza in quel di Oxford per visitare quanti più pub possibili. Ma per affrontare una missione così titanica occorre un minimo di organizzazione. Oxford non è una città immensa ma siamo pur sempre nel Regno Unito, Paese votato alla cultura del pub. Qui i pub spuntano come i funghi. Alcuni di questi sono delle vere perle, casa della migliore birra. Altri sono fumo negli occhi, apparente beltà priva di sostanza.

Per evitare clamorose cantonate mi sono fatto guidare.

A illuminare il mio cammino sarà la cartolina che ho ricevuto in dono da Mattias, birraio della Shotover Brewing Co.. Una sorta di mappa con le coordinate dei principali pub di Oxford. Questa preziosa guida, il mio istinto e una buona dose di fortuna mi aiuteranno a portare a casa il risultato. Orsù, che la missione inizi!

Il The Chequers è figlio della catena Nicholson’s.

Nicholson’s è l’avventura imprenditoriale iniziata nel 1873 e oggi divenuta una delle maggiori catene di pub di tutto il Regno Unito. Il The Chequers è uno di questi. La location è perfetta, in pieno centro ma nascosta in un vicoletto, lontano dal caos cittadino. L’insegna ha un tocco Medioevale: scacchiere, scudi ed elmi. All’interno è il bancone in legno lucido dare il benvenuto. Sulla sua superficie si distendono ben 24 linee di birra: 7 keg di impronta industriale si ripetono due vole – tra cui il meglio del peggio della birra italiana – e 10 hand pump. Non mancano le birre in bottiglia, delle quali 6 di origine anglosassone e 4 europea. Arricchisce l’offerta il menù tipicamente inglese, a base di Pie e Burger. Ma la vera chicca è il caminetto con piccola biblioteca birraria, calda distrazione per gli amanti del genere.

Che fortuna: c’è un festival della birra!

In una situazione del genere il beer flight (set di bicchieri da assaggio di differenti birre) è manna dal cielo, una vera salvezza per il fegato e il portafogli. Sono andato di lusso: 3 birre al prezzo di una. Sulla scelta mi sono fidato dei consigli del publican. Ecco com’è andata!

Lazarus, Truman’s Brewery, Pale Ale, 4,2% abv.

Si tratta di una produzione stagionale (Maggio-Agosto) brassata con luppoli americani Cascade e Chinook. Colore aranciato con sfumature dorate. Il percorso olfattivo inizia con un ex equo tra luppoli e malti ma poco prima della scadenza del tempo regolamentare saranno i primi a portarsi in vantaggio (buccia d’arancia e arancia caramellata). E’ un bouquet olfattivo grazioso, poco ricco ma fresco, pulito e discretamente intenso, leggermente zesty. In bocca la prima sorsata è un elisir, gradevole di corpo (medio), di intensità (elevata) e persino di sensazione tattile (avvolgente). Anche qui è evidente l’impronta luppolina, della quale si apprezza la sfumatura zesty (pompelmo, lime, cedro). I luppoli saranno nuovamente protagonisti del lungo finale amaro e ripulente, dissetante e riassetante, sadico regalo della sfumatura pepata. Non solo frutta ma anche malti. Retrolfatto di arancia, retrogusto croccante di crosta di pane e biscotto. Birra dalla grande beva e dall’intensità disarmante, soprattutto considerato il suo modesto tenore etilico. Imbalsamante.

Dr. Hexter’s Healer, West Berkshire Brewery, Strong Bitter, 5% abv.

Colore rubino andante verso il bruno e riflessi ramati. Al naso prevale la dolcezza, zuccherina e melensa, come fosse sciroppo. Oltre la coltre iperglicemica, soprattutto con l’alzarsi della temperatura, si intravede un tappeto maltoso. Non manca la traccia di alcoli (rose). In bocca è di tutt’altra pasta: aggressiva e graffiante, con l’alcol così pronunciato da risultare astringente, penalizzane la godibilità complessiva. L’alpha è maltoso, l’omega fruttato, un’evoluzione che passa attraverso il pane tostato e la frutta secca. Corpo medio, zero bollicine. Retrolfatto di acetone, retrogusto nutty con un filo di ciliegia sotto spirito (Sherry). Decisamente squilibrata, satura il palato prima del previsto. Maleducata.

Koma – Off the Wall, York Brewery, IPA, 5,5% abv.

Brassata esclusivamente con luppoli neozelandesi, questa birra indossa una mise pallidamente aranciata con riflessi dorati. Aroma devastante, emblema della freschezza tropicale. Il risultato è un invito a tuffarsi in acque tropicali, circondati da bianche spiagge e sorseggiando un cocktail a base di uva spina, Vermouth e succo di pomodoro. Qualcosa di molto simile a un Bloody Mary. Anche la resina vuole la sua parte, apportando una brezza balsamica. Il rovescio della medaglia è che il luppolo Nelson Sauvin prevale sulle altre note. In bocca c’è armonia rispetto al naso. La prima sorsata lascia esplodere l’amaro, aspro di scorza di agrumi e con un deciso zesty (lime e zenzero). Corpo medio, bollicine assenti. Retrolfatto di amaretto/mandorla, retrogusto di pompelmo. I malti compaiono solo nel finale di beva, che regala un lascito salino di pompelmo. Monotona.

Il The Chequers è il perfetto punto di inizio di un nuovo, entusiasmante viaggio. Quale sarà la prossima tappa? Sono un vagabondo e come tale andrò dove mi porteranno il cuore e la sete.

Sei mai stato a Oxford? conoscevi già il The Chequers?

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