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Birre belghe: appunti di bevute. Terza parte

Continuano gli assaggi a oltranza di birre belghe. Ho scoperto mio malgrado che il Belgio è una meta “pericolosa” per gli appassionati di birra artigianale.

Oggi si conclude il resoconto dei fiumi di birre belghe mandate giù nel corso del mio ultimo viaggio in Belgio. Hai già letto l’articolo sulla line-up da 30 etichette? e quello sull’eredità dei luppoli? Leggili, ti aspetto. Fatto? Bene, adesso puoi capire perché mi ritrovo ebbro di gioia. Andiamo!

Cambrinus, Bruges. Il destino ha scelto per me.

Nel marasma di birre sono andato alla cieca. Mi sono lasciato tentare da una St. Bernardus Grottenbier, così chiamata in quanto maturata al freddo delle grotte. E’ stata molto particolare. Aroma che inizia dolciastro ma che ben presto lascia spazio a un delicato acidulo. Ci sono frutti rossi (fragoline) e prugna disidratata, adagiate su abbondante base umida, di muschio e sottobosco.

E Girardin? Ho battuto tutti i pronostici!

Questa famiglia di antichi produttori di Lambic è famosa per la sua scarsa ospitalità. Eppure sono riuscito a portarmi a casa un bell’assaggio. Importante, tra l’altro. E’ stato il primo Lambic della mia vita. L’ho provato in due varianti: una di appena 5 giorni, un’altra di un anno di età. La prima presenta schiuma grossolana, aspetto torbido e abbondanza di frumento. L’acidità e il corredo di profumi e sapori che l’accompagneranno si intravede appena. Molto più strutturata la versione di un anno. Per come descrivono il Lambic mi immaginavo una birra puzzolente e (quasi) imbevibile. Sarà la bontà del produttore ma nelle mani mi sono trovato un bicchiere di bontà allo stato liquido. Molto delicate le puzzette (carte da gioco, calzino sudato, leggero formaggio), mentre l’acidità in bocca mi ha ricordato l’aceto di malto e l’acidità da pomodoro (ketchup). Ad assaggio avvenuto sono stato illuminato: il Lambic è uno stile che impone reverenza. Non è impossibile da bere ma richiede impegno (e allenamento) per essere apprezzato appieno.

L’innovazione belga ha un nome: Brussels Beer Project.

Mi sono lanciato in un assaggio compulsivo, beneficiando del bicchiere dalle immorali dimensioni di 12,5 cl. Ho iniziato dalla Salvation Earl Grey Dark Ale. Bizzarra. Al naso si mescolano profumi fruttati (pesca, arancia, melone) più tè alla pesca. Poi, inaspettatamente, cioccolato e leggera liquirizia. In sottofondo una vaga percezione etilica. In bocca è piuttosto carbonata, decisamente più vicina a un tè del quale richiama l’astringenza. Il resto è tostato: pane nero, orzo, caffè, cioccolato al latte. Retrogusto a base di panettone e uvetta.

Dopodiché mi sono tuffato in un bosco nero.

E’ stata la Dark Sister Black IPA a spingermi nella selva oscura. Profumi da luppoli in fiore (resina, aghi di pino) si (con)fondono alle tostature (orzo, cacao amaro, cioccolato fondente a bassa intensità). Corpo medio, in bocca cambia le regole del gioco e si sbilancia sulla dolcezza. L’amaro, ancora una volta resinoso, parte in sordina. Sarà solo il tempo a farlo emergere in tutto il suo potenziale. Fino ad arrivare al retrogusto, dove prende per mano le tostature. Amaro da tostature e da luppoli sono ben amalgamati e gestiti, cosicché la bevuta risulta più facile del previsto.

Banane, zucche e chi più ne ha più ne metta.

Si continua con Grosse Bertha, Hefeweizen ben eseguita. Carbonazione spinta, gusto pieno e acidulo (frumento). Viene arricchita da miele, camomilla, zucchero candito. Retrolfatto tipicamente Weizen (banana e chiodi di garofano). Bloody Pumpkin è invece una birra alla zucca farcita di spezie. Il risultato è un meltin pot che sa di ‘americanata’. Aroma vivace di chinotto, agrumi (pompelmo), sfumature citriche (cedro). In bocca è iperattiva, di corpo medio, speziatissima e abbondantemente agrumata (buccia d’arancia, chinotto, pompelmo rosa). Chiude aspra di scorza d’agrumi.

Hai presente l’espressione ‘pane liquido’?

Bene. L’hanno presa alla lettera. Per produrre la Bread Ale, infatti, hanno utilizzato pane in ammostamento. La cosa buona è che si tratta di pane altrimenti destinato all’immondizia. Aroma dolciastro e zuccherino (zucchero candito bruno, caramello, crosta di pane, miele di acacia), con banana e bubblegum a rinvigorire. In bocca ha corpo medio, sapore dolciastro – neanche a farlo apposta – di pane. Echi di banana e finale caramellato.

Da Oud Beersel ho provato la “birra della rinascita”.

Bersalis Tripel ha lanciato il nuovo corso del birrificio. Uno stile caratteristico del Belgio. Importante la gradazione alcolica (8,5%) ma va giù come un siluro. Imbocco pieno e avvolgente, finale secco e ripulente. Nel mezzo carriolate di frutta a polpa arancio. Una birra da bere a grandi sorsi. Nel giro di un paio mi sono fatto fuori la bottiglia da 33 cl.

E con questo si conclude il mio nostalgico tour dedicato al ricordo delle birre belghe. Ho volutamente escluso i birrifici, dei quali parlerò nel dettaglio prossimamente. Stessa cosa dicasi per gli assaggi di Geuze, stile del quale mi sono innamorato. Dio del cielo che bontà!

Sei mai stato in Belgio? hai visitato questi luoghi? quali di queste birre hai assaggiato?

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