birre belghe

Birre belghe: appunti di bevute. Prima parte

Nel corso del mio viaggio le birre belghe non sono mancate. La lista è folta, l’alcol tanto e la memoria sbiadita. Andiamo bene!

Ogni viaggio è fonte di stimoli. E ogni volta, tornando a casa, ci si sente diversi. Tornando dal Belgio, per esempio, ci si sente ubriachi. Te l’assicuro: non esiste modo più appagante di farsi una cultura birraria se non andando nei posti dove è prodotta, conoscendo gli addetti al settore, conversando coi birrai. Con il Belgio è andata così. Non ci ero mai stato. Dopo soli tre giorni sono tornato a casa farcito di appunti. Ti ho già descritto le mie impressioni e ti ho elencato le birrerie nelle quali sono stato. Oggi è il momento di (iniziare a) descrivere tutto il popò di roba che ho mandato giù.

Partiamo dal quadriumvirato al Gainsbar.

La prima tra le birre belghe ad aprire le danze è la Bockor Pils di Vander Ghinste. Colore dorato limpido, schiuma fine e compatta, poco persistente. Aroma intenso e deciso, ricco di diacetile (burro), con un eco maltoso leggermente fragrante (crosta di pane, miele). Il luppolo taglia molto bene la pronunciata dolcezza, aggiungendo profumi di erba tagliata e leggera resina. In bocca è vivace, di corpo da medio a pieno. Gusto abbastanza intenso, ogni sorso assesta un bel calcio luppolino (erba). Lungo finale erbaceo, secco e ripulente. Retrogusto maltoso (miele).

A seguire la Hop Harvest 2015 di De Ranke.

L’impronta De Ranke si sente. E’ uno dei birrifici belgi che ha fatto da apripista all’impiego massiccio di luppoli negli stili tradizionali. Schiuma vischiosa e persistente, colore oro antico e aspetto torbido. Il cocktail aromatico si compone di frutta tropicale (ananas, melone, arancia), spezie (pepe) e luppoli (erba, resina, aghi di pino). In bocca non lascia spazio a fraintendimenti: è amara assai. I luppoli monopolizzano il palato ma rimane spazio anche per la frutta (banana). Il tocco in più è offerto dal lievito belga che apporta una leggera rusticità. Retrogusto resinoso e pepato.

Dopodiché arriva l’inverno: Winterbuk di Gulden Spoor.

Mi aspettavo una Doppelbock e ho bevuto tutt’altro. Schiuma saponosa e aderente, colore oro scarico velato. Aroma intenso e salmastro. Ma soprattutto deliziosamente zesty (lime, cedro, scorza d’arancia). A margine la speziatura (coriandolo e pepe). In bocca è vivace e ricca di scorzette di frutta amara. Viene equilibrata dal dolce di malti (pane, miele di acacia). Ma dura poco. L’amaro torna nuovamente in auge nel finale (agrumi, chinotto). E ancora spezie. Retrogusto di fieno. Saporita e un po’ “sporcacciona”. Di sicuro è sincera: è alcolica (8%) e non si vergogna ad ammetterlo.

Se la cava leggermente meglio la Golden Tricky di Verzet.

Il colore vinaccia tradisce i richiami al mondo del vino (mosto d’uva). Generosa presenza di frutta rossa sotto spirito (prugna disidratata, amarene) e amaro da tostature (carrube, fave di cacao). Sottile vena acidula da caffè. In bocca è piena, fermentosa e gustosa. C’è dituttounpo’: malti scuri (pane nero, toffee), golosità (cioccolato, caffè), caldo tepore liquoroso (mon sheri). Non manca la suggestione di legno ubriaco. Finale secco e warming. Nel retrolfatto un incipit bananoso. Una coccola liquida molto distante dalle tradizionali birre belghe.

De Plukker è l’erede dei luppoli.

Nei prossimi giorni ti racconterò la mia visita in birrificio. Oggi mi limito a descriverti gli assaggi. Ho provato la Keikoppenbier Hopping Blond prodotta con Admiral, Golding e Cascade. Tutti luppoli biologici prodotti alle spalle del birrificio. Il birraio, Kris, l’ha descritta come un assaggio di ‘eredità dei luppoli’. Difatti i luppoli sono “vivi” e ti parlano dal bicchiere. Al naso è intensa, ricca dituttounpo’ e brillante di pulizia. Ci sono malti (pane, miele, leggero caramello), frutta (ananas, arancia, melone giallo, un sottofondo di banana). Ma soprattutto l’erbaceo e il resinoso dei luppoli. In bocca è un turbinio di spezie (pepe, coriandolo). La dolcezza maltosa è una carezza ma riesce a equilibrare la bevuta.

La seconda si chiama Single Hop ed è una Amber Ale. Nasce come monoluppolo ma la ricetta si adatta ogni anno alla resa del raccolto. Il 2015 ha visto l’impiego di Golding e WGV (Whitbread Golding Variety) in misura 50/50. Aroma dolce e zuccherino, caramellato. Solo in sottofondo la resina. In bocca è un delicato gioco di equilibri tra la parte dolce (caramello, crosta di pane) e quella amara. A rendere più divertente il tutto ci pensa quel birichino del lievito belga, che infonde una nota rustica.

Scrivo questo articolo rileggendo gli appunti di viaggio. Mi è venuto il magone: quelli trascorsi sono stati giorni fantastici e spensierati. Come hai potuto leggere di certo non sono rimasto a bocca asciutta. Pensa: è il primo round. Siamo solo all’inizio di questa lunga carrellata di birre belghe.

Di’ la verità: ti è venuta voglia di bere. Orsù, che aspetti a partire?

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

x

Check Also

migliori-birrifici-americani-founders-brewing

Tra i migliori birrifici americani: Founders Brewing

La storia di oggi, dalle stalle alle stelle, è dedicata a uno dei migliori birrifici ...