bolla-birra-artigianale-italiana

Birra artigianale italiana: scoppia la bolla?

La birra artigianale italiana è in fermento e alcuni temono che la bolla scoppi. Sarà poi vero?

Allo stato attuale delle cose, più che di un fenomeno di massa ci si può esprimere come di un oggetto di culto: la birra artigianale italiana è “spaventosamente” cresciuta, tanto da essere diventata a pieno titolo parte integrante del cosiddetto “made in Italy” agroalimentare, che vanta qualità riconosciute ed apprezzate a livello internazionale.

L’intero stivale assiste da tempo – con particolare riferimento all’ultimo quinquennio – al vero e proprio fermento del settore, un alveare alacre e appassionatamente dedito alla produzione birraia, un continuo prolificare di nuove aperture ed un brulicare di attori che, nel loro insieme, definiscono un mercato ormai di dimensioni più che ragguardevoli.

Assisto con grande favore all’evoluzione del settore.

Del resto, maggiore crescita significa… più birre per tutti! Ben vengano, allora, le aperture dei nuovi birrifici: che il loro numero possa quotidianamente stupirci in senso positivo. Il discorso vale per i produttori con impianto, per i brewpub e – ovviamente – per le beer firm (che ultimamente in Italia vanno per la maggiore), sebbene queste ultime facciano storcere il naso a non pochi addetti al settore.

Personalmente, mi sono sempre espresso in favore dell’animo giovanile dei birrifici itineranti/girovaghi/zingari, capaci di racchiudere più di tante altre realtà una profonda attenzione per i dettagli dell’attività birraia, forse più marginali rispetto alla produzione in sé e per sé considerata, ma non certo di minore importanza.

Se da un lato c’è la produzione, dall’altro troviamo la distribuzione, il commercio, la vendita. Del resto, stiamo parlando di un settore a carattere commerciale, e come tale il ciclo di produzione deve necessariamente terminare con la vendita.

Il birrificio filantropico è un’utopia e, per quanto possa essere bello immaginare la produzione artigianale in generale, e quella birraia in particolare, come una produzione mossa per lo più da passione, senza meri desideri materialistici, è giusto che l’impegno venga premiato, anche economicamente.

L’indotto del settore ha fatto sì che i due aspetti crescessero entrambi (sebbene in misura non perfettamente eguale), attirando nuove tipologie di attori, che potremmo definire “di contesto”, ma che a ben vedere sono divenuti parte integrante dell’offerta birraria: come funghi vengono su beer shop, locali specializzati, ristopub di qualità.

Il consumatore di oggi è fortunato.

Sì, fortunato, ché appena dieci anni fa non erano poche le difficoltà di bere (e mangiare) bene. Alle volte era “rischioso” anche solo pronunciare le parole “birra artigianale”, per timore di essere fraintesi. Gioia e tripudio, esultate gente: voi avere il potere, avete l’imbarazzo della scelta!

Non mancano dubbi e perplessità.

Il pericolo è che l’intero settore si stia muovendo travolto dall’onda della passione, avendo da tempo perso la bussola della razionalità e imboccato una strada senza uscita: il vicolo cieco della “bolla”. Lo scoppio della bolla della birra artigianale italiana è un argomento che desta giustificato timore, o si tratta di un’altra, l’ennesima paranoica elucubrazione mentale?

Cosa ne pensate del futuro della birra artigianale italiana? siamo o non siamo “in bolla”?

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

x

Check Also

zundert-birra

Zundert birra: un’altra trappista in Olanda

Zundert birra è il secondo birrificio trappista di origine olandese. Zundert birra (si pronuncia ‘Zendert’) ...