beer engine sheffield pub crawl

Beer Engine: il lato moderno delle Real Ale

La mia visita al Beer Engine va oltre il semplice bere: Sunday roast, dj set all’aperto e cibo alla griglia.

The Beer Engine è il CAMRA Pub del mese di Agosto 2016. Ci sono stato in visita in una soleggiata Domenica, tentato da un grande classico della Domenica inglese: il Sunday Roast. Fare pub crawl, infatti, va oltre il semplice bere. Significa curiosare, scavare nell’anima dei locali visitati e diventarne testimoni. Negli ultimi tempi il pub si è costruito una discreta fama legata all’offerta gastronomica – con quella birraria che rimane prioritaria. L’offerta è duplice: durante la settimana ci sono le Tapas spagnole e un menù di 8 piatti che cambia settimanalmente; la domenica c’è il già menzionato Sunday roast nelle varianti di carne, vegetariano e vegano. Il tutto accompagnato da una promozione gastronomica massiccia e sfiziosa.

Da orgoglioso onnivoro non ho dubbi: maiale.

Tre fettine asciutte ma accompagnate da una sfilza di contorni di tutto rispetto: insalata di cavolo rosso, crema di verdure, salsa di mele e uvetta, carote caramellate con arancia e timo, broccoli lessi, cavolfiore in crema di formaggio, patate arrosto, Yorkshire pudding e l’immancabile gravy. Gli abbinamenti non sono il forte della cucina inglese ma con tutto questo popò di ingredienti è stato divertente assaggiare tutte le possibili combinazioni. La migliore? Pork roast e cavolfiore in crema di formaggio.

Beer Engine lo dice chiaro e tondo: qui si beve moderno.

E’ tutto chiaro a partire dall’ingresso: abbondante parete bianca con scritta nera, netta e a caratteri cubitali. L’interno si conferma coerente ma in un certo qual modo mischia le carte. Ci si immaginerebbe un pub dall’arredamento minimale e street, frequentato da hipster e beer nerd. Tutto questo non manca ma c’è anche la tradizione. Mi riferisco al lungo bancone costellato di birre, alle pareti e ai dettagli (camini, mattonato), tutti in stile classico. La scelta dei legni è elegante, in tonalità chiare e lucenti.

Ambiente ampio e confortevole: 3 sale e un beer garden.

La sala centrale ospita il bancone munito con artiglieria pesante: la selezione spinge forte sull’acceleratore dell’alcol, soprattutto i keg. Nel frattempo mentre si beve si può gustare il sottofondo musicale ambient/chillout, che invita a ritmi quieti e compassati. Dopo un po’ la situazione cambia radicalmente: subentra il dj set con musica Reggae e dance hall e il beer garden, complice la Domenica di sole, si riempie di gioventù. Ad accompagnare il tutto ci pensa il re della Domenica all’aperto, ovvero il BBQ a base di pollo, riso e piselli, assieme al modaiolo cibo vegano. Tanto mangiare, però, mette una certa sete. E’ tempo di bere!

Blonde, Neepsend Brew Co., Blonde Ale da 4% abv.

Schiuma sottile ma densa, pannosa nell’aspetto e nel colore; persistente e aderente. Colore dorato molto chiaro con sfumature paglierino; aspetto completamente limpido. Il naso è nettamente americano ma c’è anche l’impronta inglese. Mi riferisco alla spina dorsale maltosa, fragrante e quasi masticabile. Le note fruttate sono zuccherine, polpose seppur con un residuo di buccia (melone, pesca, arancia, mandarino). Sul fronte maltoso la nota prevalente è quella della crosta di pane. Non mancano caramella mou, cracker e miele di arancia.

La prima sorsata mostra più di quanto la sua modesta gradazione alcolica possa fare immaginare. Ci sono consistenza e dolcezza, bilanciate da una luppolatura che affonda le unghie nel finale parzialmente aspro, ripulente. Innanzitutto pane, miele e cereali. Poi tocca a buccia d’arancia, melone, pesca e un po’ di ananas sciroppata. Intermezzo watery, dopodiché c’è il ritorno in pompa magna della frutta, che qui si esalta e raggiunge la pienezza. L’erbaceo monda il palato da ogni residuo zuccherino. Una leggera pepatura in grani finale si lascia percepire nella parte posteriore della lingua. Carbonazione assente, corpo medio, mouthfeel da pane liquido. E’ una birra magica, appagante, perfetta rappresentazione del less is more e del potenziale dei malti inglesi uniti a una luppolatura a stelle e strisce (Cascade, Citra e Brewer’s Gold).

Best Bitter, Dark Star, Best Bitter da 4% abv.

Cappello di schiuma incredibilmente consistente. E’ solo un dito ma decisamente più di quanto il classico cask inglese offra. Trama fine, densa, aspetto cremoso e colore beige. Si attacca alle pareti che è una bellezza. Colore rame e riflessi arancio; aspetto perfettamente limpido. Il benvenuto aromatico è offerto dal caramello. Il corpo vira invece verso il biscottato, con crosta di pane e una leggera bruciacchiatura da toast/pizza. E’ un classico, dal potenziale olfattivo pulito, concentrato. Il cuore è di miele di arancio.

In bocca è fugace: carbonazione a terra con le quattro frecce, corpo da medio a leggero e consistenza tattile leggermente watery la fanno andare giù come su uno scivolo all’acquapark. Pane, cereali, caramello, mou, miele. Del suo passaggio rimane poco se non una leggera amarezza da tostatura (toast, nocciola). Retrolfatto etilico, retrogusto secco con principi di alcol (butterscotch). Bitter classica alla quale manca l’accento di nocciola e un peletto di corpo.

Millionaire, Wild Beer, Milk Stout con caramello salato e cioccolato da 4.7% abv.

Schiuma spessa e consistente. Il cappello è il classico cappuccino: cremoso, di colore nocciola, indistruttibile, da mangiare col cucchiaino. Colore ebano e riflessi rubino; aspetto limpido. Il naso apre all’insegna del “famolo strano”. Nelle narici si insinuano aromi di tutti i tipi. Esattamente come dichiarato in etichetta: caramello, cioccolato fondente a bassa intensità, latte/gelato fiordilatte e una sfumatura salata che ricorda le patatine in busta. Il corpo è dolce e maltoso, con note di pane nero e toffee. Cuore speziato, a cavallo tra paprika piccante e curry.

Quello che il naso lascia percepire è però alla bontà divina che si rivela in bocca. E’ una birra che scorre come l’acqua, dalla consistenza tattile quasi inconsistente. Eppure c’è tanto, tantissimo gusto. Il dolce prevale ma un sapiente lavoro di attenuazione garantisce l’assenza di derive stucchevoli. Pane nero, toffee, caramello pieno e consistente (Twix), cioccolato al sale, cacao in polvere, carbone dolce della Befana. Perfino latte e caramella gommosa alla frutta (ciliegia). Corpo medio, mouthfeel velvety. Retrolfatto di Nesquik, retrogusto di cioccolata. Non sono un goloso ma l’ho “divorata” nel giro di pochi minuti.

Al Beer Engine una visita è d’obbligo. E’ vero, forse gli manca il fascino tipico del pub inglese old style. Ma i tempi cambiano, i locali pure e il lato moderno della birra non è per niente male.

Cosa ne pensi del Beer Engine e della sua offerta?

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