andrea aleph ladas

Aleph, aka Andrea Ladas: Fyne Ales Brewery

Andrea Ladas, per gli amici Aleph. Questo birraio è partito dall’Italia, ha fatto un giro vorticoso ed è approdato in Scozia.

Nome Andrea, cognome (anagrafico) Ladas mentre Aleph è quello acquisito – da non confondersi con l’omonimo Birrificio. Ho incontrato Andrea al birrificio Fyne Ales, durante il mio viaggio in Scozia. E’ stata una sorpresa. Non tanto per il fatto di aver trovato un italiano in un birrificio sperduto nel mezzo della Scozia – noi italiani, caro mio, siamo ovunque. Piuttosto per la storia che mi ha raccontato. Una storia che ripercorre il volo pindarico di questo birraio, partito dall’Italia e approdato in Scozia. Una storia che comincia così…

Ciao Andrea, che piacere incontrarti di nuovo! Come stai? L’ultima volta ti ho trovato impelagato tra la produzione di una one shot per il BrewDog Bar di Glasgow e l’organizzazione del FyneFest. Com’è andata a finire?

Ciao Matteo, sto bene grazie, quasi sopravvissuto a un altro inverno nelle West Highlands. La birra a cui ti riferisci è la Plumdog Millionaire, dark gose alle prugne. E’ divertente a volte avere a che fare con i “brewdogghiani”: se ne vengono con idee strampalate, e accettare la sfida significa tirarne fuori una birra semplice ed equilibrata. In quel caso direi che ci siamo riusciti.

Fyne Fest è un evento speciale, una location incredibile e poi buona musica dal vivo, un camping sterminato e cibo locale. Ah! … dimenticavo: una fila infinita di spine e pompe con tutte le birre prodotte durante l’anno e tante ospiti di birrifici amici. Vedere la gente che balla “Born Slippy degi Underworld” sotto un palco in mezzo ai boschi con una pinta di real ale in mano ti rende orgoglioso di fare ‘sto lavoro.

Hai un signor curriculum: Toccalmatto in Italia, Fanoe Bryghus in Danimarca e Straydog nientepopodimeno che in Ecuador. Infine Fyne Ales in Scozia. Non sei il primo birraio italiano che fa il giro del mondo. E’ “colpa” di questo lavoro oppure è stata la tua indole a farti fare la trottola?

Viaggiare e’ sempre sinonimo di apprendere e mettersi alla prova, smentirsi. Sono tutti elementi secondo me imprescindibili per farsi le ossa in questo che è un mestiere millenario ma ancora (per fortuna) non scienza esatta. Si, c’è birra (o fermento) ovunque quindi, se uno ha il coraggio, può pure andare a spalare un mash alle porte dell’Amazzonia. Io ho avuto la fortuna di incontrare persone che considero padri e fratelli durante questo percorso e normalmente proprio condividendo una o due birre insieme nascevano le idee per nuovi progetti e future destinazioni. La dimensione umana è quello che bisogna proteggere in questo mondo, credo sia la parte della definizione di “artigianale” quando si parla di mangiare e bere.

Proprio quando il rapporto con Fyne Ales sembrava essersi concluso – nel Novembre 2013 i saluti di commiato – ecco il ritorno in pompa magna e l’impiego stabile. Perché questo tira e molla?

Dopo un paesino ai piedi di un vulcano andino, volevo spostarmi in una grande città quindi ho chiesto ad un amico se conoscesse qualche birrificio dalle parti di Londra interessato a prendermi a bordo, lui mi ha detto “Si, si” ma poi era 500 miglia più a nord. Potevo ancora andare a lavorare da lui dopo i primi tre mesi qua, ma alla fine il progetto di Fyne Ales mi è sembrato molto interessante e sentendomi già in famiglia ho deciso di tornare in Scozia. La Londra birraia mi ha un po’ terrorizzato, c’è confusione e una superficialità diffusa che rende un po’ frustrante la vita quotidiana a chi vuole fare le cose per bene e con calma. Non faceva per me. E ora son qua da 3 anni.

Nel tuo background non manca davvero nulla, neanche l’esperienza della gipsy brewery sotto il nome col quale tutti ti conoscono, Aleph. Rimane un sogno nel cassetto oppure è un’esperienza definitivamente accantonata?

In realtà nel mio background mancano un po’ di libri birrai anti-sociali da studiare, tipo “Water” della Brewers Publications, è un po’ come Diritto Commerciale per chi studia Economia. Aleph è il nome del locale a Roma che mi aveva chiesto di andare un po’ in giro per birrifici a produrre birre insieme e riportarle alla base per proporle poi insieme a musica dal vivo e una bella atmosfera. Era forse un locale proto-hipster, è durato poco ma per me è stato importantissimo. E’ stato l’inizio del viaggio, un incubatore, ho messo piede in tanti birrifici e ho conosciuto le persone che gli davano un’anima. Il nome del viaggio Aleph è sopravvissuto al locale stesso, ma quando inizi a fare davvero questo mestiere, poi è difficile accettare situazioni intermedie, c’è tanto da imparare e sarà difficile smettere.

Spaghetti Western è la Brown Ale da te partorita e che il birrificio ha voluto dedicarti. Ma che carini! Com’è nata la ricetta? perché questo nome – condiviso con l’omonima birra di Brewfist?

Un Tarantino che andava a fare da bere in Western Scotland, suonava un po’ b-movie ma anche epico, da là il nome. Poi proprio al mio ritorno in Italia ho incontrato Maiocchi di Brewfist e mi ha detto della coincidenza, ci siamo immediatamente sfidati a duello. Mi ero innamorato del Dark Crystal di Fawcett e con un tocco di Chocolate si poteva fare una birra molto facile e British accompagnata da una luppolatura esotica e aromatica in hopback. Le birre su quella scala di malti speciali secondo me sono le migliori nelle corde di Fyne Ales.

In Italia, terra di vini – così dicono – le Italian Grape Ale (IGA) stanno spaccando. La Scozia è famosissima per i suoi rinomati Single Malt Scotch Whisky prima ancora per la birra. Esistono tentativi di unione tra questi due mondi?

Abbiamo un ottimo vicino di casa che si chiama Springbank Distillery, da un paio di anni ogni tanto ci mandano su due sacchi di malto da whisky e ci facciamo la Fynebank, una golden ale da 4,6%. Spicca un netto aroma torbato che, nonostante bannato in ogni stile dal BJCP, le dà un bel caratterino.

Chiudiamo con una domanda sul birrificio. L’ultima volta ho assaggiato la prima Saison del nuovo Farmhouse Project. Ci spieghi in cosa consiste il progetto e a che punto si trova?

Io ho sempre lavorato con birrifici da teste di luppolo, ma in realtà adoro le Saison di Dupont, Blaugies o la mitica Hommelbier, frutto della storia di quelle terre. Fyne Ales si trova di fatto in una tenuta agricola: siamo immersi in una valle con vacche Highlands, cervi, boschi e pecore da carne, abbiamo deciso di iniziare a produrre una linea di birre speciali ispirate a questa campagna. Gi stili belgi fanno da guida, dopo la saison “the Farmer” che hai assaggiato, stiamo per lanciare “the Witch”, una birra di frumento speziata con un mix di piante della tradizione erboristica della zona: Yarrow, Pineapple weed e Spruce Shoots.

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

Mi piace molto il Summit, tra gli americani lo trovo tra i più versatili, può dare aromi di frutta diversa a seconda dei malti con cui lo si combina.

Domanda bonus: qual è il tuo birrificio/birraio italiano preferito e perché?

Purtroppo ultimamente mi capita di bere poche birre italiane e so che ci sono tante birre buone in giro di birrai che non conosco. La Oceania di Toccalmatto o la Saison di Extraomnes mi tornano in mente spesso quando ho sete. Il birraio poi è Walter Loverier: è quello che dovrebbe essere un birraio e lo esprime nella qualità delle sue birre.

… E vissero per sempre felici e contenti. Questo è un finale da favola. Ma, a giudicare dallo stato attuale, Andrea Aleph e Fyne Ales sono sulla buona strada per trasformarlo in realtà.

Conoscevi Andrea Aleph? e il birrificio Fyne Ales? quali delle sue birre hai assaggiato?

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